Non Sono Solo Parole Scritte su un Muro di Scuola – Quando la violenza di genere entra nelle scuole –

Proprio nei giorni in cui ci dedichiamo alla Giornata Internazionale contro la Violenza di genere su donne e ragazze, nella scuola superiore di Roma, il famoso e apprezzato Liceo Giulio Cesare, è comparsa nei bagni dei maschi una “Lista stupri” con sotto elencati i nomi e cognomi di studentesse della scuola.

Non è una bravata. Non è “ragazzata”. È la manifestazione di una cultura della violenza contro le ragazze che sta mettendo rapidamente radici profonde tra alcuni dei nostri giovani.

Il fallimento delle politiche governative

Mentre questo accade, il Governo italiano persegue politiche oscurantiste e negazioniste, cancellando l’educazione sessuoaffettiva dalle scuole proprio quando sarebbe più necessaria.  E rinviando sine die la legge sul consenso esplicito e attuale nei rapporti sessuali.

Si sceglie di ignorare il problema invece di lottare per estirparlo sin dalla radice. Si preferisce voltarsi dall’altra parte mentre i nostri ragazzi e ragazze crescono senza gli strumenti per comprendere il rispetto, il consenso, la dignità delle relazioni in una società più globale e non ancora tutelata. Pensiamo che  il parlamento europeo ha votato il 26 novembre 2025 una risoluzione per fissare il limite a 16 anni per l’uso dei social tanto è grande il condizionamento delle giovani e dei giovani cittadini da parte di non si sa quali algoritmi e non si sa di quali società.

La generazione degli schermi

I nostri giovani sono sempre più in balia di strumenti tecnologici che li inducono a ridurre le relazioni umane a interazioni virtuali, dove la sopraffazione diventa normalità, dove i corpi delle ragazze diventano oggetti da commentare, classificare, minacciare. Dove la violenza si nasconde dietro uno schermo e perde ogni peso morale.

La voce delle ragazze e dei ragazzi

Studenti e studentesse stanno manifestando il loro sdegno fuori dall’istituto coinvolto. Ho sentito la voce di L. chiamare i coetanei all’azione. Dire loro di smettere di accettare comportamenti offensivi verso le ragazze quando sono tra loro. Di farsi un esame di coscienza. Mi ha fatto pensare da quanto tempo stiamo sopportando, noi donne più grandi, questi atteggiamenti che lei giustamente condanna  Dai nonni, ai padri, a molti nostri coetanei. Ha ragione. E’ ora di interrompere questa catena misogena e i ragazzi devono essere coloro che ci riusciranno. Non lasciamoli soli.

La loro rabbia è giusta, la loro paura è legittima, la loro richiesta di cambiamento è sacrosanta. Sono andati in tante manifestazioni e ne hanno parlato in gruppi e collettivi. Si rivolgono a NOI.

Uniamoci alla loro voce. Prendiamoci il compito di cambiare le cose. Perché lottare CON E PER  loro significa lottare per una società diversa. Significa cambiare il mondo, a partire dalle nostre scuole, dal nostro territorio.

Servono azioni concrete, non solo parole

Parlare a platee di centinaia di studenti in un’aula magna è molto importante ma non più sufficiente. Non bastano le conferenze una tantum dopo l’emergenza necessarie ma non continue.

A mio parere, che mutuo da persone ben più autorevoli di me, servono anche piccoli gruppi di attività annuali, di lavori di classi e tra classi. Attività mirate, contatto visivo, responsabilizzazione. Questo deve avvenire come forma di educazione continua, strutturale, non emergenziale. Servono risorse economiche alle scuole.

Chiediamo con forza che nelle scuole si realizzino:

  • Educazione alla comprensione delle potenzialità e dei pericoli di internet, AI e dei social media;
  • Consultori pubblici attivi nelle scuole;
  • Percorsi di educazione sessuoaffettiva obbligatori e continuativi;
  • Laboratori e approfondimenti sui temi della salute mentale delle fragilità;
  • Convegni.

Non sono solo parole scritte su un muro quei nomi di ragazze. Sono vite, sono le nostre figlie e i nostri figli, sono il futuro che vogliamo per una società in cui ci si rispetti e in cui ci sia parità e rispetto della differenze e non più violenza e discriminazione.

Arianna Camellini

Vicepresidente PD Lazio
Consigliera II Municipio di Roma
Presidente della Commissione Speciale Turismo,
Università, Giubileo, Grandi Eventi e Pnrr

Contatti

info@ariannacamellini.it

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